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Carmine Crocco, detto Donatelli (Rionero in Vulture, 5 giugno 1830 – Portoferraio, 18 giugno 1905), fu il più noto capo del brigantaggio lucano negli anni successivi all’Unità d’Italia. La sua storia attraversa anche il territorio di Avigliano: i boschi di Lagopesole, dove si nascose e dove radunò le sue bande, e il paese natale del suo luogotenente più fidato, Ninco Nanco.
Dal Vulture alla macchia
Figlio di un pastore, Crocco crebbe tra mille difficoltà. Fu soldato nell’artiglieria dell’esercito borbonico, da cui disertò; condannato nel 1855 a diciannove anni di carcere, evase nel dicembre 1859 e si nascose nei boschi di Monticchio e di Lagopesole. Nell’estate del 1860, sperando nel perdono, si unì agli insorti lucani e ai garibaldini e combatté al Volturno; la grazia però non arrivò e fu di nuovo arrestato.
La rivolta del 1861 e Lagopesole
Evaso ancora, nella primavera del 1861 Crocco si mise a capo di una banda che combatteva in nome dei Borbone. Il 7 aprile 1861 occupò Lagopesole; nei giorni seguenti sconfisse la Guardia Nazionale a Ripacandida ed entrò a Venosa e a Melfi. Nell’ottobre dello stesso anno, nel bosco di Lagopesole, incontrò il generale spagnolo José Borjes, inviato a guidare l’insurrezione legittimista.

19 novembre 1861: Avigliano respinge i briganti
Dopo la vittoria di Acinello e il fallito tentativo di marciare su Potenza, la spedizione di Crocco e Borjes ripiegò su Pietragalla. Il 19 novembre 1861 le bande tentarono di entrare in Avigliano, ma furono respinte: contadini e artigiani si unirono ai borghesi nella difesa del paese. Pochi giorni dopo, sconfitti a Pescopagano, Crocco e Borjes si separarono; il generale spagnolo fu catturato e fucilato l’8 dicembre 1861 a Tagliacozzo.
Ninco Nanco, il luogotenente aviglianese

Giuseppe Nicola Summa, detto Ninco Nanco, era nato ad Avigliano il 12 aprile 1833. Incontrò Crocco il 7 gennaio 1861 e divenne uno dei suoi uomini più fidati. Nel gennaio 1863, nel bosco di Lagopesole, la sua banda uccise il delegato di pubblica sicurezza Costantino Pulusella, il capitano Luigi Capoduro, alcuni soldati e la loro guida, il contadino Leonardo Romano. Non riuscì mai a prendere il suo paese natale: l’8 febbraio 1864 la banda fu decimata nei pressi di Avigliano e il 13 marzo 1864 Ninco Nanco fu catturato dalla Guardia Nazionale di Avigliano vicino a Lagopesole e ucciso a Frusci, frazione di Avigliano.
La fine
Con le bande decimate, nell’agosto 1864 Crocco riparò nello Stato Pontificio, dove fu arrestato a Veroli. Consegnato all’Italia dopo il 1870, fu processato dalla Corte d’assise di Potenza e condannato a morte l’11 settembre 1872; la pena fu commutata nei lavori forzati a vita. Scontò la condanna a Santo Stefano e poi a Portoferraio, sull’isola d’Elba, dove dettò le sue memorie, pubblicate nel 1903 a cura del capitano Eugenio Massa con il titolo Gli ultimi briganti della Basilicata. Morì in carcere il 18 giugno 1905.
La figura di Crocco divide ancora gli storici: per alcuni fu un criminale, per altri l’espressione della rivolta contadina e legittimista contro il nuovo Stato. Le sue stesse memorie, scritte molti anni dopo, sono considerate una fonte da leggere con prudenza.
Nella memoria di Avigliano
Sul Sacrario dei Caduti nella Villa comunale una lapide ricorda trenta aviglianesi «Caduti della lotta contro il brigantaggio 1809-1866». Tra loro si legge anche il nome di Romano Leonardo, lo stesso della guida contadina uccisa a Lagopesole nel 1863.
Fonti: voci Carmine Crocco e Ninco Nanco di Wikipedia (con la bibliografia citata); C. Crocco, Gli ultimi briganti della Basilicata: Carmine Donatelli Crocco e Giuseppe Caruso, a cura di E. Massa (1903); lapidi del Sacrario dei Caduti di Avigliano. Per approfondire: G. Salinardi, Le bande di Crocco a Balvano il 23 novembre 1861 nei «moduli» redatti dal Sindaco Notaio Raffaele Boezio, in Balvano, a cura di G. Monaco (1986).




